« Davanti a coloro che provano a prendere a spallate la Costituzione, lì dove la Carta ostacola la loro idea di potere, l’unica risposta possibile è la forza ostinata dei principi fondamentali. »

Avvocata specializzata in diritto del lavoro, parlamentare del Partito Democratico e ex Presidente del Friuli-Venezia Giulia. Ha sempre posto al centro della sua azione politica i temi della giustizia, dei diritti e della tutela dei lavoratori, sostenendo un sistema giudiziario indipendente, efficiente e vicino ai cittadini. È responsabile nazionale Giustizia e, dal 2021 al 2023, Presidente del gruppo alla Camera del Partito Democratico.

Diritti Diritti
Dall’emergenza carceri all’abuso di potere, alla tutela di un’informazione libera e dell’indipendenza della magistratura, ogni ambito del lavoro parlamentare ruota attorno al principio cardine della salvaguardia dei diritti fondamentali di cittadine e cittadini.
Lavoro Lavoro
La battaglia per un lavoro dignitoso significa salari ma anche presidio per la legalità, con politiche che tengano al centro la persona e il suo diritto all’occupazione come punto di partenza per la costruzione di una società più equa.
Europa Europa
Unità, collaborazione, condivisione, cultura. Questa è l’Europa che bisogna costruire per davvero, contro i nazionalismi, per un’identità sempre più solida e comune.

La strada fin qui

Da Segretaria del PD di Udine con il suo coraggioso discorso all’assemblea nazionale dei circoli del PD, ottenne visibilità nazionale. Alle elezioni europee, svolte qualche mese dopo, fu la più votata fra i candidati della circoscrizione nord-est nelle liste del Partito Democratico. Ha ottenuto una storica vittoria che l’ha vista diventare Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. È stata vicesegretaria nazionale del PD, Presidente del Gruppo alla Camera ed è attualmente membro della Segreteria Nazionale dopo la vittoria di Elly Schlein al congresso del 2023.
2009
Europarlamentare Circoscrizione Nord-Est (PD)
2013
Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia
2013
Responsabile nazionale dei trasporti e infrastrutture del Partito Democratico
2014
Vicesegretaria del Partito Democratico
2018
Deputata Eletta alla Camera nelle liste del PD
2019
Vicepresidente del Partito Democratico
2020
Presidente dell'11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati
2021-23
Capogruppo del Partito Democratico alla Camera
2022
Membro della II Commissione Giustizia alla Camera
2023
Responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico
2023
Membro della commissione parlamentare antimafia e del Consiglio di Giurisdizione

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Oggi è un bel giorno. Abbiamo vinto! Ha vinto la Costituzione, che ci ha protetto per quasi ottant’anni e ha dimostrato, ancora una volta, di essere cosa viva. E a difenderla siamo stati noi: le cittadine e i cittadini italiani. VIVA LA COSTITUZIONE! VIVA LA DEMOCRAZIA! https://t.co/8uxjYPTViy
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Meloni scrive a von der Leyen per chiedere più flessibilità sui conti. Da Bruxelles, però, le ricordano che l’Europa, una maggiore flessibilità, l’ha già concessa. Ci chiediamo: dov’è stata la Presidente del Consiglio fino a oggi? Non sapeva che l’inflazione era arrivata al 4,2%? Non sapeva che, con il deficit al 3,1%, l’Italia non sarebbe uscita anticipatamente dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo? Da mesi famiglie e imprese fanno i conti con il caro energia. Il Governo rivendica oltre 60 miliardi stanziati per contrastarlo, ma ancora oggi manca una risposta strutturale capace di incidere davvero sulle cause del problema. E intanto l’Italia non ha ancora chiesto all’Europa la cosa più urgente: separare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, che è aumentato di oltre il 130%. Poi ci sono i salari e gli stipendi, che hanno perso quasi il 9% del potere d’acquisto rispetto al 2019. E con l’inflazione che torna a correre, il rischio è che il recupero diventi ancora più difficile. Anche su questo, il silenzio. All’Italia serve un Governo che non si limiti a scrivere letterine, ma che ci metta la faccia. Un estratto del mio intervento ad @agorarai.
Presidente Meloni, su Delmastro vogliamo la verità. https://t.co/sK0LoctKMr
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Meloni può mettere sotto i riflettori il bollo auto. Ma il conto che pesa davvero sulle famiglie arriva ogni giorno. Arriva al supermercato, nelle bollette, in tutti quegli acquisti quotidiani che costano sempre di più. L’inflazione è salita al 4,2% e a spingerla è soprattutto l’energia, con i beni energetici al +22,3% in un anno. E tutto questo accade dopo anni in cui salari e potere d’acquisto hanno già perso terreno. È per questo che non basta annunciare misure da campagna elettorale e ignorare ciò che, nel frattempo, continua a svuotare le tasche degli italiani. Se si vuole davvero sostenere le famiglie bisogna affrontare il costo della vita, sostenere i salari e ridurre la nostra vulnerabilità energetica investendo sulle rinnovabili. È qui che dovrebbe finire la propaganda e dovrebbe cominciare il Governo. Ma dopo quattro anni, siamo ancora fermi alla prima.
@serracchiani @serracchiani
Con Umberto Bossi scompare un leader di razza. Ha portato alla dignità della politica le istanze di un territorio e di un ceto produttivo con cui anche la sinistra ha ragionato. Sono stata sua avversaria ma lo rispettavo. Condoglianze alla Lega che lo piange.
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La sentenza sul caso Regeni rappresenta un fatto di grande civiltà giuridica per il nostro Paese. Dopo dieci anni di insabbiamenti, depistaggi e intimidazioni, essere riusciti ad arrivare a un processo e a una sentenza di primo grado è il risultato della tenacia e dell’autonomia della magistratura italiana, della determinazione della famiglia di Giulio e di una mobilitazione civile che non si è mai fermata. Per questo le parole del ministro Tajani sono ancora più gravi e irricevibili. Proprio mentre la giustizia italiana compie un passo così importante nella ricerca della verità, il ministro degli Esteri sembra voler fare un passo indietro. Sminuire la portata di questa sentenza significa rischiare di offrire un’assoluzione politica all’Egitto proprio quando sono state accertate in tribunale responsabilità gravissime a carico di uomini appartenenti ai suoi apparati di sicurezza. Dal Governo italiano ci aspettiamo l’esatto contrario. Ci aspettiamo un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata nei confronti del governo egiziano, perché la sentenza venga rispettata, perché i responsabili siano consegnati alla giustizia e paghino per ciò che hanno fatto. Per questo chiediamo al ministro Tajani di venire in Parlamento e spiegare quali rapporti ritenga che l’Italia possa continuare ad avere con il regime di al-Sisi alla luce di quanto emerso dal processo. Dopo dieci anni di battaglie per arrivare fin qui, non possiamo accettare che sia proprio l’Italia a frenare la ricerca di verità e giustizia. Un estratto del mio intervento alla Camera.
@serracchiani @serracchiani
@PierluigiBattis @fleinaudi La separazione in buona parte esiste già. Il vero obiettivo della riforma Nordio è smantellare il CSM, e voterò no per questo motivo. Ciò di cui parli tu si poteva fare con una legge ordinaria (e se ne poteva discutere in Parlamento). Non serve forzare la mano sulla Costituzione.
Ieri si è conclusa a Scandicci la Festa nazionale tematica sulla Giustizia. Un grazie sincero alle volontarie e ai volontari del Partito Democratico di Scandicci per l’accoglienza e per il lavoro di questi giorni, e a Federico Gianassi con cui abbiamo costruito questo appuntamento. Grazie anche ai tanti ospiti e relatori che hanno partecipato agli incontri, mettendo a disposizione idee, esperienze e contributi. Un grande ringraziamento anche a chi ci ha ospitato, alla Casa del Popolo “Rita Atria” e alla sua presidente Claudia Sbolci. Sono state tre giornate di confronto, ascolto e partecipazione dedicate a un tema centrale per la qualità della nostra democrazia e per la vita delle persone. La stessa attenzione che abbiamo visto pochi mesi fa, quando gli italiani hanno respinto, nel referendum costituzionale, la riforma della giustizia sostenuta dal governo. Un passaggio che, per noi, ha ribadito un principio fondamentale: la giustizia deve essere libera e indipendente e al servizio del Paese, non di un governo, qualunque sia il suo colore politico. La Festa si chiude, ma il lavoro iniziato qui continua. Con tante voci, tanti contributi e la volontà di portare avanti insieme il confronto sulla giustizia e sulla nostra democrazia.
@serracchiani @serracchiani
RT @AndreaOrlandosp: Forse non occorre attendere l’approvazione del ddl Nordio perché si incrini la separazione dei poteri. Quello che ha r…
Giorgia Meloni, messa alle strette sul tetto agli studenti stranieri nelle classi, ha scelto di trascinare nella polemica persino il Presidente della Repubblica. Dopo aver annunciato come una novità un limite che esiste già dal 2010, prova a difendersi chiamando in causa Sergio Mattarella e una circolare del 1989, quando era ministro dell’Istruzione. Un richiamo fuori luogo e fuori contesto. Fuori luogo, perché il Presidente della Repubblica non si trascina nella polemica politica del giorno. Fuori contesto, perché quella circolare, scritta quasi quarant’anni fa in un’Italia profondamente diversa da quella di oggi, non stabiliva un tetto generale agli studenti stranieri. Indicava che, in presenza di più alunni dello stesso Paese e con analogo livello culturale, potesse essere utile inserirli nella stessa classe senza superare le quattro-cinque unità, chiedendo però di favorirne la partecipazione ed evitare ogni forma di isolamento. L’obiettivo era chiaro: favorire l’integrazione, non la separazione. Quella stessa circolare parlava di diritto allo studio, uguaglianza delle opportunità formative e valorizzazione delle diverse culture. Un principio che Mattarella ha ribadito pochi giorni fa: la scuola deve aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a unire e produrre coesione sociale. Meloni continua a evitare il cuore della questione. Il limite del 30% esiste già e prevede deroghe proprio perché non può essere applicato rigidamente ovunque. In molti territori significherebbe spostare bambini e ragazzi, ridisegnando bacini di utenza, iscrizioni e trasporti. Se il Governo vuole davvero affrontare il tema dell’integrazione, dica come pensa di far funzionare concretamente ciò che già esiste: con quali risorse, quale personale e quali strumenti per l’integrazione e il sostegno linguistico. L’istruzione ha bisogno di investimenti e soluzioni concrete, non di propaganda. E il Presidente della Repubblica va lasciato fuori da questa operazione.
Ci ha lasciato Valeria Fedeli. Una donna tenace e generosa, che ha portato nella politica la voce del lavoro e un impegno autentico per la scuola pubblica. Ad Achille, alla sua famiglia e a chi le ha voluto bene va il mio abbraccio più sincero. Ciao Valeria, e grazie. https://t.co/n3Gok9sRWY
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Meloni annuncia un tetto agli studenti stranieri nelle classi come se fosse una novità. Ma quel limite esiste già dal 2010. Una circolare del Ministero dell’Istruzione stabilisce infatti che gli alunni con cittadinanza non italiana non debbano superare, di norma, il 30% degli iscritti per classe. E prevede delle deroghe per una ragione molto semplice: in molte scuole rispettare rigidamente quel limite è, nei fatti, impossibile. Per farlo, bisognerebbe spostare bambini e ragazzi in altre scuole, magari lontano da casa, ridisegnando bacini di utenza, iscrizioni e persino trasporti. Senza contare le conseguenze che una scelta del genere potrebbe avere anche sulla dispersione scolastica. Tutto questo Giorgia Meloni lo sa. E allora perché annunciare come soluzione qualcosa che esiste già e che la realtà ha dimostrato di non poter essere applicato rigidamente ovunque? Perché mentre Roberto Vannacci prova a occupare uno spazio politico alla sua destra, Meloni sceglie di inseguirlo sul suo stesso terreno. E così, ancora una volta, la propaganda prende il posto delle priorità delle persone: il costo della vita, i carburanti, i salari che non crescono, le famiglie schiacciate dai debiti, milioni di cittadini che rinunciano a curarsi. È di questo che dovrebbe occuparsi chi governa il Paese. Giorgia Meloni, invece, sceglie di trasformare anche la scuola in un terreno di propaganda elettorale. Perché quando la priorità è conservare il potere, i problemi degli italiani possono aspettare.
@serracchiani @serracchiani
I magistrati non devono applicare la legge ma fare quello che dice la Meloni, sennò sono degli irresponsabili. #conferenzastampa
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Quando la proponeva Tridico in Calabria era roba da “Cetto La Qualunque”. Oggi che siamo a fine legislatura, Giorgia Meloni scopre improvvisamente che abolire il bollo auto è una grande misura per le famiglie. La domanda è: perché adesso? Perché invece di affrontare i problemi che pesano sui bilanci degli italiani - il costo della spesa, dell’energia, dei carburanti, la perdita di potere d’acquisto - il Governo sceglie una misura immediatamente spendibile sul piano elettorale, proprio nell’anno in cui si tornerà a votare. E poi c’è il tema delle risorse. Il bollo auto non è un’entrata dello Stato: è un tributo regionale, che vale almeno 2,3 miliardi di euro. Risorse con cui le Regioni finanziano i servizi ai cittadini. Per il 2027 Meloni dice che compenserà quelle entrate utilizzando anche risorse del PNRR rimaste inutilizzate. Ma lo può fare? E dal 2028? Se l’abolizione deve essere strutturale, con quali soldi verranno compensate le Regioni? Da dove arriveranno le coperture? Su questo, per il momento, non c’è una risposta. Più che un bollo auto, sembra un bollo elettorale. Perché è facile fare un annuncio oggi, soprattutto se per finanziarlo si usano risorse che erano destinate ad altro e sul domani non si danno risposte. Il difficile è governare il caro vita. Ed è proprio quello che Giorgia Meloni continua a non fare.
@serracchiani @serracchiani
RT @nomfup: La Premier e il governo hanno scoperto ora il fenomeno delle armi da taglio e della violenza. Benvenuti in Italia. Le misure su…
Emma Bonino ha attraversato la storia della nostra Repubblica con il coraggio di chi non ha mai smesso di battersi per la libertà, i diritti, l’autodeterminazione delle donne e per un’Europa più unita e più forte. Lo ha fatto spesso anticipando il suo tempo, affrontando battaglie difficili e contribuendo a cambiare profondamente il nostro Paese. Con lei perdiamo una protagonista della vita politica italiana e una donna libera, tenace, capace di trasformare le proprie convinzioni in impegno civile e politico. Alla sua famiglia, ai suoi affetti e a tutta la sua comunità va il mio pensiero e la mia vicinanza. Che la terra ti sia lieve, Emma.
Belle e nette vittorie del centrosinistra in Puglia e Campania, congratulazioni e buon lavoro ai neo Presidenti Antonio Decaro e Roberto Fico! Grazie anche a Giovanni Manildo, con cui abbiamo ottenuto un ottimo risultato rispetto alle ultime tornate elettorali in Veneto. https://t.co/PyDelyVsi0
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Da quando è al Governo, Meloni ha scelto una strada precisa: rispondere a ogni problema di sicurezza con un nuovo reato, una nuova aggravante, una pena più alta. Ma dopo quasi quattro anni vale la pena farsi una domanda molto semplice: tutto questo ci ha resi davvero più sicuri? Perché la sicurezza non si garantisce soltanto aumentando le pene dopo che un reato è stato commesso. Si costruisce soprattutto prima. Servono Forze dell’ordine presenti sui territori, personale sufficiente, formazione adeguata, strumenti, risorse. Serve prevenzione. E invece abbiamo carenze di organico, percorsi di formazione ridotti e agenti giovanissimi che vengono mandati a lavorare in carceri sovraffollate e difficili, spesso senza avere avuto il tempo necessario per acquisire esperienza e preparazione. Non basta moltiplicare reati e pene. Noi abbiamo un’altra idea: una sicurezza che non rinuncia alla legalità e alla fermezza, ma che parte dalla prevenzione e dalla capacità dello Stato di essere presente prima che sia troppo tardi. Perché riempire il codice penale non significa rendere più sicuro un Paese. Un estratto del mio intervento alla Festa Nazionale dell’Unità a Reggio Emilia. @lafestadireggio
SOLO SÌ É SÌ. Approvata all’unanimità alla Camera la proposta di legge sul consenso libero e attuale. Un passo importantissimo per l’Italia e per la lotta contro la violenza di genere. @Deputatipd @pdnetwork https://t.co/YmJ1LZq73S
No Presidente, per gli italiani non c’è da festeggiare. Dopo quasi quattro anni a Palazzo Chigi, il tempo trascorso al Governo non può diventare un risultato in sé. Contano le condizioni in cui si trova oggi il Paese: salari che hanno perso potere d’acquisto, tasse e povertà, milioni di persone che rinunciano a visite ed esami, spesa ed energia sempre più care. Contano le promesse fatte e i risultati ottenuti. E contano anche i fallimenti politici, dal modello Albania alla riforma della Giustizia respinta dagli elettori. Dopo 1.413 giorni, il bilancio è davanti a noi. Giorgia Meloni può anche festeggiare la durata. Ma sui risultati, c’è davvero poco da celebrare.
@serracchiani @serracchiani
Fra Gorizia e Udine sono ore drammatiche. La mia vicinanza alle comunità colpite, a chi è stato evacuato e ai familiari dei dispersi. Grazie alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e alle Forze dell’Ordine impegnati nelle ricerche e nella messa in sicurezza dell’area.
Ciao Papà. Fino all’ultimo è stato bello starti accanto. Mi hai insegnato a giocare a tennis e ad andare in motorino, mi hai insegnato ad amare le persone e gli animali, mi hai insegnato a rispettare e ad aiutare gli altri, soprattutto i più deboli. Mi hai sempre dato fiducia e questo mi ha trasmesso un grande senso di responsabilità. Ti sei fidato del mio percorso di studi, ti sei fidato quando mi hai regalato - con grandi sacrifici - la moto, ti sei fidato quando, da sola, appena diciottenne, sono andata a Londra, ti sei fidato quando sono venuta a vivere a Udine, ti sei fidato delle mie scelte di vita, anche quando erano complicate, magari un po’ ribelli e ti davano qualche preoccupazione. Per farmi studiare hai fatto due lavori, sempre con grande dignità e intelligenza. Se oggi sono quella che sono, lo devo a te e alla mamma. Ti ricordi, con la tua ironia tutta romana, come mi salutavi? Io ti dicevo “come stai?”. E tu con un sorriso complice: “mejo de te”. E così facevi con tutti. Sei stato generoso e buono. Ciao Papà. Saluta Filippo, Ughetto, Matilda e Bea e fai con loro una lunga passeggiata. E comunque e sempre Forza Roma!
@serracchiani @serracchiani
Solidarietà e un abbraccio al vicesindaco di #Udine Venanzi e all’assessore Marchiol, oggetto di minacce inaccettabili. Grazie per aver denunciato. Bisogna fare il possibile per arginare il linguaggio e le pratiche d’odio, affinché non diventino mai la normalità.
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Un noto influencer che costruisce contenuti sulla sicurezza e sul cosiddetto “degrado” si trova a Bologna, telecamera accesa, mentre i Carabinieri stanno effettuando un intervento. Perché era lì? E soprattutto: come ha saputo, in tempo reale, che quell’intervento stava avvenendo? E non è nemmeno la prima volta. Già a luglio Repubblica aveva acceso i riflettori sulla presenza di Simone Cicalone al seguito delle attività dei Carabinieri. Ci chiediamo, allora, quale sia il rapporto tra l’Arma e questi cosiddetti “influencer del degrado”. Chi autorizza la loro presenza? Secondo quali criteri? Quali informazioni ricevono? Il ministro Crosetto e il ministro Piantedosi ne sono a conoscenza? Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare per chiedere di chiarire quanto accaduto a Bologna e, più in generale, quali rapporti esistano tra l’Arma dei Carabinieri e questi content creator. La sicurezza è una cosa seria, non un format social. Le donne e gli uomini delle Forze dell’ordine devono essere messi nelle condizioni di lavorare con serenità, con mezzi adeguati e con stipendi all’altezza del compito che svolgono. E, mentre da destra continuano a scaricare sui sindaci la responsabilità di ciò che accade nelle nostre città, vale la pena ricordarlo: garantire sicurezza e ordine pubblico è compito dello Stato e del Governo, non dei Comuni.
@serracchiani @serracchiani
@LucioMalan Io ho firmato una mozione congressuale che conteneva molte proposte per il Paese. Una parte, quella sulla separazione delle carriere, non mi trovava d'accordo. Il vostro ministro, invece, ha proprio firmato un documento in cui si dichiarava contrario. https://t.co/4Wc1SdGL1B
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La destra ha trasformato per anni il tema dei vaccini e della pandemia in un terreno di propaganda politica. Ha alimentato sospetti, delegittimato competenze scientifiche, confuso evidenze e opinioni, fino a trasformare la salute pubblica in una guerra ideologica utile a costruire consenso. E oggi Marco Lisei, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid che dovrebbe contribuire a garantire trasparenza e chiarezza sulla gestione dell’emergenza sanitaria, continua a utilizzare una retorica che mette sullo stesso piano dati scientifici e convinzioni personali. Farlo all’indomani della tragedia di Palermo, dove una bambina di quattro anni è morta di difterite e non era vaccinata, rende tutto questo ancora più grave. Quando per anni si insinuano dubbi sulla scienza e si alimenta sfiducia nelle istituzioni sanitarie, quella sfiducia non rimane confinata nei social o nei talk show. Entra nelle scelte delle persone. Nelle decisioni che riguardano la loro salute e quella dei loro figli. Ed è qui che emerge tutta la responsabilità di chi continua a piegare anche la salute pubblica alla logica dello scontro e della propaganda. La libertà di scelta non può diventare il paravento dietro cui continuare a diffondere ambiguità su temi che riguardano la salute di tutti. Chi ricopre un ruolo istituzionale ha il dovere di rispettare i fatti, tutelare la fiducia nelle istituzioni, non alimentare paure e disinformazione. Insinuare dubbi sulla scienza non è “libertà di scelta”. È una responsabilità politica. Vergogna.
@serracchiani @serracchiani
RT @1giornodapecora: #ugdp @serracchiani #riforma_della_giustizia? Non servirà a nessun cittadino, serve piuttosto a demolire il Csm. Così…
Una piccola pausa, in mezzo al mare, prima di riprendere la rotta. In questi giorni ho visto che la Presidente del Consiglio continua a raccontare un Paese che non c’è. Forse dovrebbe approfittare delle ferie per uscire un po’ dal Palazzo e farsi raccontare come vanno davvero le cose in Italia. Buon Ferragosto. Poi si torna a battagliare contro questi fenomeni dei social 🌊
RT @1giornodapecora: Ci raggiunge la deputata e responsabile Giustizia @pdnetwork Debora @serracchiani! https://t.co/lDiz5FqtsJ
L’intervento di Galeazzo Bignami ieri alla Camera è stato spaventoso e agghiacciante.
Ci sono artisti che non si limitano a scrivere canzoni. Aiutano un Paese a capire sé stesso. Francesco Guccini è stato questo: una voce libera, capace di raccontare la dignità, i dubbi e le speranze di generazioni di italiani. Ci lascia un grande protagonista della nostra cultura. Alla sua famiglia il mio più sincero cordoglio. Foto: Archivio Luce
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A Giorgia Meloni piace dire che lo Stato deve stare sempre dalla parte di chi combatte la mafia. Per questo oggi c’è una domanda semplice a cui dovrebbe rispondere: come mai la sua maggioranza continua a impedire l’acquisizione delle chat di Andrea Delmastro, uno degli uomini a lei più vicini, richieste dalla Procura di Roma nell’ambito di un’indagine sul riciclaggio di denaro legato al clan Senese? I magistrato hanno definito quelle conversazioni essenziali per le indagini, ma la destra continua a opporsi. Nascondere quelle chat al Parlamento significa negare ai cittadini la trasparenza che meritano. La legalità non si misura dalle parole pronunciate nelle commemorazioni di Falcone e Borsellino, si misura dalle scelte che si compiono quando la verità può essere scomoda. Se davvero non c’è nulla da temere, allora c’è un solo modo per dimostrarlo: parlateci delle chat.
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La democrazia non muore soltanto quando viene messa a tacere la libertà di parola. Comincia a indebolirsi quando milioni di persone vengono spinte a credere a una realtà costruita per manipolarle. È quello che abbiamo visto a Ceuta dove, secondo un reportage diffuso dalla CBS, le informazioni false diffuse online hanno contribuito a convincere migliaia di persone a mettersi in viaggio nella convinzione che la Spagna avesse aperto le proprie frontiere. Ed è quello che abbiamo visto anche a Bologna dove - come denunciato da Repubblica - attorno a una vicenda drammatica sono comparsi centinaia di profili falsi e pagine costruite per diffondere odio, intimidazioni e fake news, alterando il dibattito pubblico. Sono episodi diversi, ma raccontano la stessa realtà. Oggi la manipolazione dell’informazione è uno degli strumenti con cui si orientano comportamenti, si alimentano paure e si prova a influenzare il consenso. Per questo non possiamo permetterci di sottovalutare ciò che sta accadendo. Perché la qualità della nostra democrazia dipende anche dalla qualità delle informazioni su cui costruiamo le nostre opinioni. Se rinunciamo ai fatti, qualcun altro finirà per scegliere al posto nostro quale realtà farci vedere.
Ogni 2 agosto Bologna si ferma. Ma la sua battaglia per la verità non si è mai fermata. Ricordare la strage alla stazione significa custodire la memoria delle 85 vittime, degli oltre 200 feriti e delle loro famiglie, che continuano a chiedere giustizia senza accettare i silenzi, i depistaggi, i tentativi di riscrivere la storia. La verità è una responsabilità che vive nell’impegno instancabile delle associazioni dei familiari, nella partecipazione della città e nella scelta collettiva di non arretrare di fronte alla violenza e all’odio. Difendere la verità significa difendere la democrazia e trasmettere alle nuove generazioni il valore della memoria. Oggi e sempre.
La vicenda di Almasri ha messo in discussione la credibilità del nostro Paese e il rispetto degli obblighi internazionali assunti dall’Italia. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che il ministro Nordio non avesse alcuna discrezionalità: avrebbe dovuto dare esecuzione alla richiesta della Corte penale internazionale. Invece Almasri è stato liberato e riportato in Libia con un volo di Stato. Una scelta di cui il Governo deve assumersi fino in fondo la responsabilità politica. Ciò che è accaduto racconta anche il fallimento della propaganda sulla sicurezza: non si rafforza moltiplicando i reati sulla carta, ma garantendo il rispetto della legalità, investendo nella prevenzione e mettendo davvero le forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare. Di questo, e delle ragioni per cui continuiamo a chiedere le dimissioni del ministro Nordio, ho parlato oggi nell’intervista pubblicata da @larepubblica . Grazie a Miriam Di Peri.
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Salvini si intesta un arresto fatto con una legge che non esiste ancora. Il "decreto anti maranza" è un disegno di legge, approvato in Consiglio dei ministri il 23 luglio. Deve ancora passare da Camera e Senato, essere promulgato dal Presidente della Repubblica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Solo allora potrà valere qualcosa. La vicenda del quattordicenne quindi non riguarda la normativa rivendicata da Salvini. Il Vicepresidente del Consiglio, ministro, aspirante ministro dell'Interno, confonde un ddl con una legge in vigore. Non sa come funziona, o ci prende in giro?
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La destra al governo non è in grado di affrontare le crisi che, ogni giorno, riducono il potere d’acquisto e il benessere degli italiani. Da quattro anni, davanti a ogni emergenza, Meloni e la sua maggioranza rispondono allo stesso modo: piccoli bonus, misure temporanee e milioni di euro spesi senza mai intervenire sulle cause profonde dei problemi. Come Partito Democratico chiediamo da tempo di ripristinare un sistema di accise mobili che, al superamento di determinate soglie del prezzo dei carburanti, riduca automaticamente la tassazione attraverso l’utilizzo delle maggiori entrate incassate dallo Stato. Inoltre serve un grande piano di investimenti sulle energie rinnovabili, come già stanno facendo altri Paesi europei e separare a livello europeo il prezzo dell’energia da quello del gas. Azioni che davvero servono al Paese, non provvedimenti rinnovati di settimana in settimana, spesso senza risorse sufficienti e incapaci di incidere davvero, come dimostra ancora una volta il caso del prezzo della benzina. Meloni e il suo governo smettano di affidarsi a espedienti utili soltanto alla propaganda elettorale e inizino finalmente a lavorare con serietà nell’interesse del Paese. Un estratto del mio intervento a @skytg24
Un Sindaco che finisce sotto scorta è un segnale d’allarme per la salute della nostra democrazia. @matteoleporebo ha ricevuto minacce di morte, commenti violenti sui social, insulti per aver fatto ciò che un Sindaco deve fare: dimostrare che le Istituzioni ci sono sempre, anche quando accadono fatti come quello di domenica scorsa. La spirale dell’odio social, così come le fake news che si sono susseguite in questi giorni, è un pericolo enorme che stiamo sottovalutando troppo. A Matteo, alla sua famiglia, la mia vicinanza e la mia solidarietà. La nostra comunità è al tuo fianco.
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Giorgia Meloni aveva promesso che non avrebbe più coperto nessuno. Eppure la Giunta per le autorizzazioni della Camera, con i voti della maggioranza, ha negato alla Procura di Roma l’utilizzo delle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro con Mauro Caroccia in un’inchiesta che riguarda contestazioni gravissime, aggravate dal metodo mafioso. Lo stesso Delmastro, in Commissione Antimafia, aveva dichiarato di non avere nulla da nascondere e di aver agito, semmai, con troppa leggerezza. Se davvero è così, perché impedire ai magistrati di acquisire quelle conversazioni? La lotta alla mafia non si fa con le commemorazioni. Si fa nella pratica, garantendo alla magistratura tutti gli strumenti necessari per fare piena luce. Il 30 luglio il Parlamento sarà chiamato a decidere in via definitiva. E allora la maggioranza dovrà assumersi la responsabilità delle proprie scelte - e delle proprie promesse - davanti al Paese intero.
Buon compleanno al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con il suo equilibrio, il suo rigore e la sua costante fedeltà ai principi della Costituzione rappresenta un punto di riferimento prezioso per le istituzioni e per l’intero Paese. In tempi complessi, il suo esempio di servizio, responsabilità e senso dello Stato continua a ricordarci il valore della democrazia e del rispetto delle istituzioni. Tanti auguri, Presidente.
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