« Davanti a coloro che provano a prendere a spallate la Costituzione, lì dove la Carta ostacola la loro idea di potere, l’unica risposta possibile è la forza ostinata dei principi fondamentali. »

Avvocata specializzata in diritto del lavoro, parlamentare del Partito Democratico e ex Presidente del Friuli-Venezia Giulia. Ha sempre posto al centro della sua azione politica i temi della giustizia, dei diritti e della tutela dei lavoratori, sostenendo un sistema giudiziario indipendente, efficiente e vicino ai cittadini. È responsabile nazionale Giustizia e, dal 2021 al 2023, Presidente del gruppo alla Camera del Partito Democratico.

Diritti Diritti
Dall’emergenza carceri all’abuso di potere, alla tutela di un’informazione libera e dell’indipendenza della magistratura, ogni ambito del lavoro parlamentare ruota attorno al principio cardine della salvaguardia dei diritti fondamentali di cittadine e cittadini.
Lavoro Lavoro
La battaglia per un lavoro dignitoso significa salari ma anche presidio per la legalità, con politiche che tengano al centro la persona e il suo diritto all’occupazione come punto di partenza per la costruzione di una società più equa.
Europa Europa
Unità, collaborazione, condivisione, cultura. Questa è l’Europa che bisogna costruire per davvero, contro i nazionalismi, per un’identità sempre più solida e comune.

La strada fin qui

Da Segretaria del PD di Udine con il suo coraggioso discorso all’assemblea nazionale dei circoli del PD, ottenne visibilità nazionale. Alle elezioni europee, svolte qualche mese dopo, fu la più votata fra i candidati della circoscrizione nord-est nelle liste del Partito Democratico. Ha ottenuto una storica vittoria che l’ha vista diventare Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. È stata vicesegretaria nazionale del PD, Presidente del Gruppo alla Camera ed è attualmente membro della Segreteria Nazionale dopo la vittoria di Elly Schlein al congresso del 2023.
2009
Europarlamentare Circoscrizione Nord-Est (PD)
2013
Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia
2013
Responsabile nazionale dei trasporti e infrastrutture del Partito Democratico
2014
Vicesegretaria del Partito Democratico
2018
Deputata Eletta alla Camera nelle liste del PD
2019
Vicepresidente del Partito Democratico
2020
Presidente dell'11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati
2021-23
Capogruppo del Partito Democratico alla Camera
2022
Membro della II Commissione Giustizia alla Camera
2023
Responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico
2023
Membro della commissione parlamentare antimafia e del Consiglio di Giurisdizione

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Oggi è un bel giorno. Abbiamo vinto! Ha vinto la Costituzione, che ci ha protetto per quasi ottant’anni e ha dimostrato, ancora una volta, di essere cosa viva. E a difenderla siamo stati noi: le cittadine e i cittadini italiani. VIVA LA COSTITUZIONE! VIVA LA DEMOCRAZIA! https://t.co/8uxjYPTViy
Emma Bonino ha attraversato la storia della nostra Repubblica con il coraggio di chi non ha mai smesso di battersi per la libertà, i diritti, l’autodeterminazione delle donne e per un’Europa più unita e più forte. Lo ha fatto spesso anticipando il suo tempo, affrontando battaglie difficili e contribuendo a cambiare profondamente il nostro Paese. Con lei perdiamo una protagonista della vita politica italiana e una donna libera, tenace, capace di trasformare le proprie convinzioni in impegno civile e politico. Alla sua famiglia, ai suoi affetti e a tutta la sua comunità va il mio pensiero e la mia vicinanza. Che la terra ti sia lieve, Emma.
Presidente Meloni, su Delmastro vogliamo la verità. https://t.co/sK0LoctKMr
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Da quando è al Governo, Meloni ha scelto una strada precisa: rispondere a ogni problema di sicurezza con un nuovo reato, una nuova aggravante, una pena più alta. Ma dopo quasi quattro anni vale la pena farsi una domanda molto semplice: tutto questo ci ha resi davvero più sicuri? Perché la sicurezza non si garantisce soltanto aumentando le pene dopo che un reato è stato commesso. Si costruisce soprattutto prima. Servono Forze dell’ordine presenti sui territori, personale sufficiente, formazione adeguata, strumenti, risorse. Serve prevenzione. E invece abbiamo carenze di organico, percorsi di formazione ridotti e agenti giovanissimi che vengono mandati a lavorare in carceri sovraffollate e difficili, spesso senza avere avuto il tempo necessario per acquisire esperienza e preparazione. Non basta moltiplicare reati e pene. Noi abbiamo un’altra idea: una sicurezza che non rinuncia alla legalità e alla fermezza, ma che parte dalla prevenzione e dalla capacità dello Stato di essere presente prima che sia troppo tardi. Perché riempire il codice penale non significa rendere più sicuro un Paese. Un estratto del mio intervento alla Festa Nazionale dell’Unità a Reggio Emilia. @lafestadireggio
@serracchiani @serracchiani
Con Umberto Bossi scompare un leader di razza. Ha portato alla dignità della politica le istanze di un territorio e di un ceto produttivo con cui anche la sinistra ha ragionato. Sono stata sua avversaria ma lo rispettavo. Condoglianze alla Lega che lo piange.
No Presidente, per gli italiani non c’è da festeggiare. Dopo quasi quattro anni a Palazzo Chigi, il tempo trascorso al Governo non può diventare un risultato in sé. Contano le condizioni in cui si trova oggi il Paese: salari che hanno perso potere d’acquisto, tasse e povertà, milioni di persone che rinunciano a visite ed esami, spesa ed energia sempre più care. Contano le promesse fatte e i risultati ottenuti. E contano anche i fallimenti politici, dal modello Albania alla riforma della Giustizia respinta dagli elettori. Dopo 1.413 giorni, il bilancio è davanti a noi. Giorgia Meloni può anche festeggiare la durata. Ma sui risultati, c’è davvero poco da celebrare.
@serracchiani @serracchiani
@PierluigiBattis @fleinaudi La separazione in buona parte esiste già. Il vero obiettivo della riforma Nordio è smantellare il CSM, e voterò no per questo motivo. Ciò di cui parli tu si poteva fare con una legge ordinaria (e se ne poteva discutere in Parlamento). Non serve forzare la mano sulla Costituzione.
Ciao Papà. Fino all’ultimo è stato bello starti accanto. Mi hai insegnato a giocare a tennis e ad andare in motorino, mi hai insegnato ad amare le persone e gli animali, mi hai insegnato a rispettare e ad aiutare gli altri, soprattutto i più deboli. Mi hai sempre dato fiducia e questo mi ha trasmesso un grande senso di responsabilità. Ti sei fidato del mio percorso di studi, ti sei fidato quando mi hai regalato - con grandi sacrifici - la moto, ti sei fidato quando, da sola, appena diciottenne, sono andata a Londra, ti sei fidato quando sono venuta a vivere a Udine, ti sei fidato delle mie scelte di vita, anche quando erano complicate, magari un po’ ribelli e ti davano qualche preoccupazione. Per farmi studiare hai fatto due lavori, sempre con grande dignità e intelligenza. Se oggi sono quella che sono, lo devo a te e alla mamma. Ti ricordi, con la tua ironia tutta romana, come mi salutavi? Io ti dicevo “come stai?”. E tu con un sorriso complice: “mejo de te”. E così facevi con tutti. Sei stato generoso e buono. Ciao Papà. Saluta Filippo, Ughetto, Matilda e Bea e fai con loro una lunga passeggiata. E comunque e sempre Forza Roma!
@serracchiani @serracchiani
RT @AndreaOrlandosp: Forse non occorre attendere l’approvazione del ddl Nordio perché si incrini la separazione dei poteri. Quello che ha r…
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Un noto influencer che costruisce contenuti sulla sicurezza e sul cosiddetto “degrado” si trova a Bologna, telecamera accesa, mentre i Carabinieri stanno effettuando un intervento. Perché era lì? E soprattutto: come ha saputo, in tempo reale, che quell’intervento stava avvenendo? E non è nemmeno la prima volta. Già a luglio Repubblica aveva acceso i riflettori sulla presenza di Simone Cicalone al seguito delle attività dei Carabinieri. Ci chiediamo, allora, quale sia il rapporto tra l’Arma e questi cosiddetti “influencer del degrado”. Chi autorizza la loro presenza? Secondo quali criteri? Quali informazioni ricevono? Il ministro Crosetto e il ministro Piantedosi ne sono a conoscenza? Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare per chiedere di chiarire quanto accaduto a Bologna e, più in generale, quali rapporti esistano tra l’Arma dei Carabinieri e questi content creator. La sicurezza è una cosa seria, non un format social. Le donne e gli uomini delle Forze dell’ordine devono essere messi nelle condizioni di lavorare con serenità, con mezzi adeguati e con stipendi all’altezza del compito che svolgono. E, mentre da destra continuano a scaricare sui sindaci la responsabilità di ciò che accade nelle nostre città, vale la pena ricordarlo: garantire sicurezza e ordine pubblico è compito dello Stato e del Governo, non dei Comuni.
Ci ha lasciato Valeria Fedeli. Una donna tenace e generosa, che ha portato nella politica la voce del lavoro e un impegno autentico per la scuola pubblica. Ad Achille, alla sua famiglia e a chi le ha voluto bene va il mio abbraccio più sincero. Ciao Valeria, e grazie. https://t.co/n3Gok9sRWY
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La destra ha trasformato per anni il tema dei vaccini e della pandemia in un terreno di propaganda politica. Ha alimentato sospetti, delegittimato competenze scientifiche, confuso evidenze e opinioni, fino a trasformare la salute pubblica in una guerra ideologica utile a costruire consenso. E oggi Marco Lisei, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid che dovrebbe contribuire a garantire trasparenza e chiarezza sulla gestione dell’emergenza sanitaria, continua a utilizzare una retorica che mette sullo stesso piano dati scientifici e convinzioni personali. Farlo all’indomani della tragedia di Palermo, dove una bambina di quattro anni è morta di difterite e non era vaccinata, rende tutto questo ancora più grave. Quando per anni si insinuano dubbi sulla scienza e si alimenta sfiducia nelle istituzioni sanitarie, quella sfiducia non rimane confinata nei social o nei talk show. Entra nelle scelte delle persone. Nelle decisioni che riguardano la loro salute e quella dei loro figli. Ed è qui che emerge tutta la responsabilità di chi continua a piegare anche la salute pubblica alla logica dello scontro e della propaganda. La libertà di scelta non può diventare il paravento dietro cui continuare a diffondere ambiguità su temi che riguardano la salute di tutti. Chi ricopre un ruolo istituzionale ha il dovere di rispettare i fatti, tutelare la fiducia nelle istituzioni, non alimentare paure e disinformazione. Insinuare dubbi sulla scienza non è “libertà di scelta”. È una responsabilità politica. Vergogna.
@serracchiani @serracchiani
I magistrati non devono applicare la legge ma fare quello che dice la Meloni, sennò sono degli irresponsabili. #conferenzastampa
Una piccola pausa, in mezzo al mare, prima di riprendere la rotta. In questi giorni ho visto che la Presidente del Consiglio continua a raccontare un Paese che non c’è. Forse dovrebbe approfittare delle ferie per uscire un po’ dal Palazzo e farsi raccontare come vanno davvero le cose in Italia. Buon Ferragosto. Poi si torna a battagliare contro questi fenomeni dei social 🌊
@serracchiani @serracchiani
RT @nomfup: La Premier e il governo hanno scoperto ora il fenomeno delle armi da taglio e della violenza. Benvenuti in Italia. Le misure su…
L’intervento di Galeazzo Bignami ieri alla Camera è stato spaventoso e agghiacciante.
Belle e nette vittorie del centrosinistra in Puglia e Campania, congratulazioni e buon lavoro ai neo Presidenti Antonio Decaro e Roberto Fico! Grazie anche a Giovanni Manildo, con cui abbiamo ottenuto un ottimo risultato rispetto alle ultime tornate elettorali in Veneto. https://t.co/PyDelyVsi0
Ci sono artisti che non si limitano a scrivere canzoni. Aiutano un Paese a capire sé stesso. Francesco Guccini è stato questo: una voce libera, capace di raccontare la dignità, i dubbi e le speranze di generazioni di italiani. Ci lascia un grande protagonista della nostra cultura. Alla sua famiglia il mio più sincero cordoglio. Foto: Archivio Luce
SOLO SÌ É SÌ. Approvata all’unanimità alla Camera la proposta di legge sul consenso libero e attuale. Un passo importantissimo per l’Italia e per la lotta contro la violenza di genere. @Deputatipd @pdnetwork https://t.co/YmJ1LZq73S
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A Giorgia Meloni piace dire che lo Stato deve stare sempre dalla parte di chi combatte la mafia. Per questo oggi c’è una domanda semplice a cui dovrebbe rispondere: come mai la sua maggioranza continua a impedire l’acquisizione delle chat di Andrea Delmastro, uno degli uomini a lei più vicini, richieste dalla Procura di Roma nell’ambito di un’indagine sul riciclaggio di denaro legato al clan Senese? I magistrato hanno definito quelle conversazioni essenziali per le indagini, ma la destra continua a opporsi. Nascondere quelle chat al Parlamento significa negare ai cittadini la trasparenza che meritano. La legalità non si misura dalle parole pronunciate nelle commemorazioni di Falcone e Borsellino, si misura dalle scelte che si compiono quando la verità può essere scomoda. Se davvero non c’è nulla da temere, allora c’è un solo modo per dimostrarlo: parlateci delle chat.
@serracchiani @serracchiani
Fra Gorizia e Udine sono ore drammatiche. La mia vicinanza alle comunità colpite, a chi è stato evacuato e ai familiari dei dispersi. Grazie alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e alle Forze dell’Ordine impegnati nelle ricerche e nella messa in sicurezza dell’area.
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La democrazia non muore soltanto quando viene messa a tacere la libertà di parola. Comincia a indebolirsi quando milioni di persone vengono spinte a credere a una realtà costruita per manipolarle. È quello che abbiamo visto a Ceuta dove, secondo un reportage diffuso dalla CBS, le informazioni false diffuse online hanno contribuito a convincere migliaia di persone a mettersi in viaggio nella convinzione che la Spagna avesse aperto le proprie frontiere. Ed è quello che abbiamo visto anche a Bologna dove - come denunciato da Repubblica - attorno a una vicenda drammatica sono comparsi centinaia di profili falsi e pagine costruite per diffondere odio, intimidazioni e fake news, alterando il dibattito pubblico. Sono episodi diversi, ma raccontano la stessa realtà. Oggi la manipolazione dell’informazione è uno degli strumenti con cui si orientano comportamenti, si alimentano paure e si prova a influenzare il consenso. Per questo non possiamo permetterci di sottovalutare ciò che sta accadendo. Perché la qualità della nostra democrazia dipende anche dalla qualità delle informazioni su cui costruiamo le nostre opinioni. Se rinunciamo ai fatti, qualcun altro finirà per scegliere al posto nostro quale realtà farci vedere.
@serracchiani @serracchiani
Solidarietà e un abbraccio al vicesindaco di #Udine Venanzi e all’assessore Marchiol, oggetto di minacce inaccettabili. Grazie per aver denunciato. Bisogna fare il possibile per arginare il linguaggio e le pratiche d’odio, affinché non diventino mai la normalità.
Ogni 2 agosto Bologna si ferma. Ma la sua battaglia per la verità non si è mai fermata. Ricordare la strage alla stazione significa custodire la memoria delle 85 vittime, degli oltre 200 feriti e delle loro famiglie, che continuano a chiedere giustizia senza accettare i silenzi, i depistaggi, i tentativi di riscrivere la storia. La verità è una responsabilità che vive nell’impegno instancabile delle associazioni dei familiari, nella partecipazione della città e nella scelta collettiva di non arretrare di fronte alla violenza e all’odio. Difendere la verità significa difendere la democrazia e trasmettere alle nuove generazioni il valore della memoria. Oggi e sempre.
@serracchiani @serracchiani
@LucioMalan Io ho firmato una mozione congressuale che conteneva molte proposte per il Paese. Una parte, quella sulla separazione delle carriere, non mi trovava d'accordo. Il vostro ministro, invece, ha proprio firmato un documento in cui si dichiarava contrario. https://t.co/4Wc1SdGL1B
La vicenda di Almasri ha messo in discussione la credibilità del nostro Paese e il rispetto degli obblighi internazionali assunti dall’Italia. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che il ministro Nordio non avesse alcuna discrezionalità: avrebbe dovuto dare esecuzione alla richiesta della Corte penale internazionale. Invece Almasri è stato liberato e riportato in Libia con un volo di Stato. Una scelta di cui il Governo deve assumersi fino in fondo la responsabilità politica. Ciò che è accaduto racconta anche il fallimento della propaganda sulla sicurezza: non si rafforza moltiplicando i reati sulla carta, ma garantendo il rispetto della legalità, investendo nella prevenzione e mettendo davvero le forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare. Di questo, e delle ragioni per cui continuiamo a chiedere le dimissioni del ministro Nordio, ho parlato oggi nell’intervista pubblicata da @larepubblica . Grazie a Miriam Di Peri.
@serracchiani @serracchiani
RT @1giornodapecora: #ugdp @serracchiani #riforma_della_giustizia? Non servirà a nessun cittadino, serve piuttosto a demolire il Csm. Così…
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Salvini si intesta un arresto fatto con una legge che non esiste ancora. Il "decreto anti maranza" è un disegno di legge, approvato in Consiglio dei ministri il 23 luglio. Deve ancora passare da Camera e Senato, essere promulgato dal Presidente della Repubblica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Solo allora potrà valere qualcosa. La vicenda del quattordicenne quindi non riguarda la normativa rivendicata da Salvini. Il Vicepresidente del Consiglio, ministro, aspirante ministro dell'Interno, confonde un ddl con una legge in vigore. Non sa come funziona, o ci prende in giro?
RT @1giornodapecora: Ci raggiunge la deputata e responsabile Giustizia @pdnetwork Debora @serracchiani! https://t.co/lDiz5FqtsJ
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La destra al governo non è in grado di affrontare le crisi che, ogni giorno, riducono il potere d’acquisto e il benessere degli italiani. Da quattro anni, davanti a ogni emergenza, Meloni e la sua maggioranza rispondono allo stesso modo: piccoli bonus, misure temporanee e milioni di euro spesi senza mai intervenire sulle cause profonde dei problemi. Come Partito Democratico chiediamo da tempo di ripristinare un sistema di accise mobili che, al superamento di determinate soglie del prezzo dei carburanti, riduca automaticamente la tassazione attraverso l’utilizzo delle maggiori entrate incassate dallo Stato. Inoltre serve un grande piano di investimenti sulle energie rinnovabili, come già stanno facendo altri Paesi europei e separare a livello europeo il prezzo dell’energia da quello del gas. Azioni che davvero servono al Paese, non provvedimenti rinnovati di settimana in settimana, spesso senza risorse sufficienti e incapaci di incidere davvero, come dimostra ancora una volta il caso del prezzo della benzina. Meloni e il suo governo smettano di affidarsi a espedienti utili soltanto alla propaganda elettorale e inizino finalmente a lavorare con serietà nell’interesse del Paese. Un estratto del mio intervento a @skytg24
Un Sindaco che finisce sotto scorta è un segnale d’allarme per la salute della nostra democrazia. @matteoleporebo ha ricevuto minacce di morte, commenti violenti sui social, insulti per aver fatto ciò che un Sindaco deve fare: dimostrare che le Istituzioni ci sono sempre, anche quando accadono fatti come quello di domenica scorsa. La spirale dell’odio social, così come le fake news che si sono susseguite in questi giorni, è un pericolo enorme che stiamo sottovalutando troppo. A Matteo, alla sua famiglia, la mia vicinanza e la mia solidarietà. La nostra comunità è al tuo fianco.
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Giorgia Meloni aveva promesso che non avrebbe più coperto nessuno. Eppure la Giunta per le autorizzazioni della Camera, con i voti della maggioranza, ha negato alla Procura di Roma l’utilizzo delle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro con Mauro Caroccia in un’inchiesta che riguarda contestazioni gravissime, aggravate dal metodo mafioso. Lo stesso Delmastro, in Commissione Antimafia, aveva dichiarato di non avere nulla da nascondere e di aver agito, semmai, con troppa leggerezza. Se davvero è così, perché impedire ai magistrati di acquisire quelle conversazioni? La lotta alla mafia non si fa con le commemorazioni. Si fa nella pratica, garantendo alla magistratura tutti gli strumenti necessari per fare piena luce. Il 30 luglio il Parlamento sarà chiamato a decidere in via definitiva. E allora la maggioranza dovrà assumersi la responsabilità delle proprie scelte - e delle proprie promesse - davanti al Paese intero.
Buon compleanno al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con il suo equilibrio, il suo rigore e la sua costante fedeltà ai principi della Costituzione rappresenta un punto di riferimento prezioso per le istituzioni e per l’intero Paese. In tempi complessi, il suo esempio di servizio, responsabilità e senso dello Stato continua a ricordarci il valore della democrazia e del rispetto delle istituzioni. Tanti auguri, Presidente.
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Come ha fatto Bignami a venire in possesso delle immagini che ha il Ministero dell’Interno? Le sue dichiarazioni in Aula sembrano riportarci alla vicenda che ha coinvolto il suo amico e collega Donzelli… Noi continuiamo a chiedere verità e giustizia. Per i familiari di Abderrahim Fakir, per la città di Bologna, per le istituzioni e per la credibilità delle Forze dell’Ordine. Ma proprio perché crediamo nelle istituzioni, non possiamo accettare che informazioni nella loro disponibilità si trasformino in propaganda politica. Bignami chiarisca. E dimostri, con i fatti, quel rispetto che il suo ruolo impone e che i cittadini meritano.
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Roggero è in carcere per una condanna definitiva, dopo tre gradi di giudizio: duplice omicidio, tentato omicidio, detenzione illegale di un’arma. Questo è il fatto. Non ha colore politico, e nessuno può darglielo, perché la politica e le istituzioni hanno il dovere di rispettare le sentenze e la Magistratura che le ha pronunciate. Roggero non è stato condannato dalla “cattiveria della sinistra” come abbiamo spesso sentito in questi giorni. E non è a colpi di slogan che si riscrive una sentenza definitiva, che oltretutto arriva a seguito di una riforma voluta dalla Lega. Quello che sta succedendo intorno a questa condanna è molto grave. Il Ministro Nordio ha aperto un'iniziativa sulla grazia che è un attacco alle prerogative del Presidente della Repubblica e alla Costituzione. Non il primo, dopo il referendum e la legge elettorale. Ed Elon Musk si intromette nella vicenda giudiziaria di un cittadino italiano, come se l'Italia fosse uno Stato fantoccio nelle mani di chi dovrebbe invece preoccuparsi delle guerre disastrose che ha iniziato e che non riesce a portare a termine. Su tutto questo, il silenzio assordante della Presidente Meloni e del Ministro Tajani, a cui chiediamo un’informativa urgente. Vogliamo sapere se questo Governo intenda ancora difendere l’autonomia della magistratura, il rispetto delle istituzioni e la sovranità del nostro Paese, oppure se continuerà a sacrificare tutto sull’altare della propaganda. Un estratto del mio intervento alla Camera.
Elon Musk smetta di intromettersi negli affari interni del nostro Paese e dell’Unione Europea. Guardi meglio cosa succede a casa propria, con Trump e una guerra disastrosa che non riescono a portare a termine e che danneggia il mondo intero. Gli sia chiaro: nonostante il servilismo di Salvini, Vannacci & Co., l’Italia non è uno stato fantoccio! Qui non abbiamo solo il Colosseo, ma organi di giustizia indipendenti e orgogliosi della civiltà millenaria che è stata culla del diritto.
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Verità e giustizia. È questo che chiediamo per la morte di Abderrahim Fakir. Lo chiediamo per la sua famiglia, per chi gli ha voluto bene e per tutta la città di Bologna, che oggi, come ha ricordato il sindaco @matteoleporebo, anche nel dolore sceglie di restare unita. Per questo il Partito Democratico ha chiesto alla Camera un’informativa urgente del ministro dell’Interno Piantedosi. Abbiamo piena fiducia nel lavoro della Magistratura, che sta esaminando le immagini registrate dalle bodycam degli agenti e tutti gli elementi necessari a ricostruire con precisione quanto è accaduto, anche in relazione alle operazioni di primo soccorso. In uno Stato di diritto non possiamo accettare che restino dubbi quando una persona perde la vita durante un intervento delle istituzioni. Accertare i fatti con rigore è un dovere nei confronti dei familiari della vittima, della collettività e delle istituzioni stesse. Le donne e gli uomini delle forze dell’ordine non si arruolano nelle battaglie di propaganda. Si rispettano garantendo loro mezzi adeguati, formazione, serenità e pretendendo che ogni vicenda venga chiarita fino in fondo. È così che si tutela anche la credibilità del loro lavoro. Alla famiglia di Abderrahim Fakir e alla città di Bologna va tutta la nostra vicinanza. Questo è il tempo della responsabilità, della verità e della giustizia. Non dell’odio, non delle strumentalizzazioni.
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Perché Giorgia Meloni tiene così tanto a questa legge elettorale? No, la risposta non c’entra con l’emendamento sulle - false - preferenze, bocciato alla Camera dalla sua stessa coalizione. Il vero cuore della riforma è il premio di maggioranza: con appena il 42% dei voti, una coalizione ottiene 70 seggi in più alla Camera e 35 al Senato, trasformando una vittoria elettorale in un controllo molto più ampio del Parlamento. Ed è proprio quel Parlamento che eleggerà il prossimo Presidente della Repubblica. Dal quarto scrutinio basta la maggioranza assoluta: significa che chi governa potrebbe avere largamente i numeri per scegliere da solo il Capo dello Stato. Ed è qui che emergono le vere ossessioni della Presidente del Consiglio: il potere e il Quirinale. Per metterci, magari, il suo fidato Ignazio La Russa. O, chissà, perfino sé stessa, trasformando così l’Italia in un presidenzialismo di fatto. Continuano a dipingerla come una riforma pensata per dare più voce ai cittadini. La verità è tutt’altra: è una riforma pensata per dare più forza e potere a chi governa. Ed è per questo che continueremo a opporci.
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Giorgia Meloni ama ricordare di essere la prima Presidente del Consiglio donna della storia della Repubblica. Eppure è proprio lei a voler mettere a rischio la presenza delle donne in Parlamento. L’emendamento sulle preferenze, da lei fortemente voluto, non introduce alcun vincolo realmente efficace per garantire la rappresentanza di genere: capilista e secondi in lista possono essere tutti uomini, collegio dopo collegio. Nessuna alternanza obbligatoria. Nessuna garanzia. Eppure la nostra Costituzione, agli articoli 3 e 51, affida alla Repubblica il compito di promuovere con misure concrete la parità di accesso alle cariche elettive. Per questo il @partitodemocratico ha presentato due subemendamenti per introdurre una reale alternanza di genere, chiedendo anche che, nel complesso delle candidature a capolista, nessuno dei due generi possa essere rappresentato in misura superiore al 50%. Di fronte a queste criticità, il vicepremier Antonio Tajani ha trovato una soluzione tutta sua: invece di sostenere una modifica della legge, si è affidato a una promessa, dicendo che garantirà lui stesso la rappresentanza femminile nel proprio partito. Ma i diritti non si affidano alle promesse: si garantiscono con la legge. E la verità è che, per questo Governo, le donne vanno bene nei titoli dei giornali. Un po’ meno quando c’è da difendere con norme precise il loro diritto a essere rappresentate.
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Distruggere un ecosistema non significa soltanto danneggiare la natura. Significa compromettere la salute delle persone, mettere a rischio intere comunità e violare diritti fondamentali. Per questo abbiamo chiesto di modificare lo Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte penale internazionale, affinché venga riconosciuto un quinto crimine internazionale: l’ecocidio. È una proposta che guarda al futuro, ma che nasce da una necessità sempre più urgente. Anche l’Unione europea sta rafforzando gli strumenti di contrasto ai reati ambientali, nella consapevolezza che la tutela dell’ambiente richiede oggi strumenti giuridici più efficaci. La crisi climatica, l’inquinamento, la distruzione degli ecosistemi e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali ci ricordano ogni giorno che difendere l’ambiente significa difendere noi stessi. Riconoscere l’ecocidio come crimine internazionale significa affermare un principio fondamentale: chi distrugge deliberatamente un ecosistema, mettendo in pericolo la vita, la salute e i diritti delle persone, deve poter essere chiamato a risponderne anche davanti alla giustizia internazionale. Una decisione necessaria per noi e per chi verrà dopo.
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